02.10.2020

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Cobra Kai e la scena tagliata sul Jiu-Jitsu

COBRA KAI è una delle serie più popolari su Netflix, ed anche qui il Jiu-Jitsu ci ha messo lo zampino.

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Sberla Marco Mencarelli

Siamo in piena fase di ripristino del Cobra Kai, il nostro buon Johnny Lawrence sta distribuendo volantini,  e…

passando davanti una scuola di Jiu-Jitsu, incrocia due bambini che stanno per entrare.

Il suo invito è chiaro: “VENITE A FARE UNA VERA ARTE MARZIALE”!

Lo scambio di battute è un classcio intramontabile, meglio questo no meglio quello, ma quando rischiano di scontrarsi sul serio il tutto viene sedato dall’arrivo della Polizia. La scena tagliata, è sicuramente una provocazione rivolta a tutta la campagna propagandistica di alcuni Gracie, che su questo tema, ne fecero un vero marchio di fabbrica e garanzia.

Ed adesso un pizzico di storia:

Per poter scoprirne qualcosa di più su questa storia, occorre partire dalla tradizione del Jiu-Jitsu. L’idea della superiorità dell’efficacia della tecnica di Jiu-Jitsu, e il potere di attrazione che essa esercita, è parte di questa tradizione tanto quanto la tecnica stessa. Carlos aprì la sua accademia nel 1925, inaugurando la tradizione di lotta della famiglia Gracie. Il primo annuncio, sul giornale, accanto alla sua immagine diceva: “Se vuoi un braccio o una costola rotta, chiama Carlos Gracie al numero…” Reyla nella biografia dedicata al padre scrive che Carlos è sempre stata totalmente contrario ad associare il Jiu-Jitsu alla violenza. Ovviamente, all’inizio, Carlos mise annunci sui giornali e sfidato i più muscolosi scaricatori di porto, perché, negli anni ’30, c’era la necessità di stabilire la supremazia e formare un’identità. Il Jiu-Jitsu in Brasile, sorge e si consolida come un arte marziale con uno scopo: dimostrare di essere il più efficace in combattimenti di strada. La dichiarazione della superiorità del Jiu-Jitsu in relazione a tutte le altre arti marziali, ha giocato un ruolo fondamentale nel plasmare l’identità non solo dei combattenti della famiglia Gracie, ma soprattutto l’atmosfera delle loro accademie. E’ abbastanza evidente come il Brazilian Jiu-Jitsu sia nato con un’ossessione: provare come il Jiu-Jitsu sia l’arte marziale che permette al debole di superare il forte. La necessità di farsi conoscere come depositari di una tecnica imbattibile nella difesa personale ha fornito il supporto necessario per la diffusione nell’accademia Gracie e anche nel loro ambiente familiare di un’atmosfera permeata di valori legati alla mascolinità e alla volontà di combattere. L’ossessione di dimostrare di essere sempre i migliori ha favorito la creazione di un ethos guerriero, per poter essere pronti a combattere contro qualsiasi avversario in ogni situazione.

L’ intera idea di onore Gracie è attraversato da questa ossessione.

L’autore ammette che sarebbe un’ingiustizia e una scorrettezza generalizzare: non c’è modo di dire, sulla base di prove empiriche, che fosse la regola e non l’eccezione.

“Il jiu-jitsu in se stesso non può essere incolpato per l’emergere del fenomeno “pitboys”, anche se è direttamente ed indissolubilmente legata a quel fatto. Il Jiu-Jitsu, come qualsiasi altra arte marziale, è un insieme di tecniche che danno ai suoi praticanti un tipo di potere il cui impiego dipende in ultima analisi dall’individuo. Il Jiu-Jitsu può fare miracoli può trasformare un ragazzino paffuto, goffo, insicuro e timido in un ragazzo sicuro di sé e dal corpo forte e armonioso. La pratica del Jiu-Jitsu è in grado di agire in maniera decisiva sull’autostima di un giovane. Il problema sorge con l’eccessiva autostima, che si tramuta in arroganza”.


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