1. Jacopo, per chi ancora non ti conosce: ci racconti come ti sei avvicinato al Jiu Jitsu e qual è stato il tuo percorso fino a diventare responsabile di Tribe Jiu Jitsu Lecce?
Il mio incontro con il Jiu Jitsu è stato quasi casuale! Dopo un’infanzia nel nuoto agonistico e nella pallanuoto, nel 2007 ho iniziato a praticare Pankration, un’antica arte marziale greca. Il maestro Gaetano mi parlò di alcune gare di “solo lotta”: erano gli albori del Jiu Jitsu in Italia.
Alla mia prima gara No-Gi, nel 2009, riuscii a comprare tutto l’occorrente il giorno prima 😅
Da lì è stato un vero e proprio all in: le mie giornate hanno iniziato a ruotare sempre di più intorno agli allenamenti e alla preparazione per la gara successiva. Coinvolgendo gli amici, grazie al passaparola e anche a una buona presenza sui social, si stava creando uno spazio tutto mio. Così ho iniziato a tenere corsi in alcune palestre a Lecce, fino alla nascita, nel 2020, della sede ufficiale di Tribe Jiu Jitsu Lecce, che oggi è una seconda casa per me e per i miei allievi.
Parallelamente ho gareggiato molto, anche grazie all’UIJJ: per oltre dieci anni ho combattuto e arbitrato nei palazzetti di mezza Europa.
2. La tua carriera è iniziata con un approccio molto agonistico. Cosa ti motivava di più in quel periodo e quali sono stati i momenti più intensi della tua esperienza da competitor?
All’inizio mi motivava la voglia di mettermi alla prova e di capire fin dove potessi arrivare. La competizione era un banco di realtà, senza filtri. I momenti più intensi sono stati sicuramente le gare internazionali, indipendentemente dal risultato. Il Jiu Jitsu mi ha dato molto più delle medaglie: grazie a questo sport parlo tre lingue e ho amici in tutto il mondo.
3. A un certo punto hai scelto di cambiare rotta, passando da una pratica focalizzata sulla competizione a una più orientata al benessere e al “flow”. C’è stato un episodio preciso che ti ha portato a questa decisione?
Non è stato un episodio singolo, ma un processo. A un certo punto ho capito che il mio vero posto era trasmettere il Jiu Jitsu, più che inseguire medaglie.
Ho iniziato a viverlo come un mezzo per stare bene e per far stare bene le persone che lo praticano, per conoscermi meglio e crescere anche fuori dal tatami.

4. Il surf e il Jiu Jitsu sono due mondi da sempre connessi. In che modo il surf ha influenzato la tua visione del tatami?
Il surf ti insegna a lasciarti andare, ad adattarti alle onde e a non forzare le situazioni. Sul tatami è lo stesso: non puoi controllare tutto, ma puoi imparare a fluire. Questo mi ha aiutato a vivere la lotta con più leggerezza e naturalezza. E poi tornare “cintura bianca” in qualcosa è bellissimo: mi scarica, mi fa sentire libero.
5. Oggi come definiresti il tuo modo di vivere e insegnare il Jiu Jitsu?
Lo definirei “consapevole”. Non si tratta più solo di tecniche o risultati, ma di un percorso che unisce corpo e mente e che migliora concretamente la vita delle persone.
6. Molti praticanti faticano a staccarsi dalla dimensione agonistica. Che consiglio daresti a chi vorrebbe trovare più equilibrio e godersi la pratica senza l’ossessione del risultato?
Direi di ricordarsi sempre perché hanno iniziato. La competizione può essere una fase, ma non deve diventare un peso. Godersi il viaggio, accettare i propri limiti e imparare a divertirsi sul tatami è la chiave per restare a lungo in questo mondo.
7. Qual è, secondo te, il valore più importante che un allievo dovrebbe portarsi a casa dal Jiu Jitsu, indipendentemente dal livello o dagli obiettivi?
Imparare a cadere, rialzarsi e, quando possibile, ribaltare la situazione. È una lezione che vale dentro e fuori dal tatami.

8. Come si riflette questo approccio più “chill” e fluido nella didattica e nell’atmosfera che hai creato a Tribe Jiu Jitsu Lecce?
In accademia cerchiamo di mantenere un clima accogliente, dove tutti si sentano a proprio agio e trovino piacere nel passare del tempo sul tatami. La priorità non è dimostrare chi è più forte, ma crescere e migliorare insieme.
Da noi il Jiu Jitsu funziona perché non si idolatra chi è più portato e non si denigra chi procede con più calma.
9. Guardando indietro, c’è qualcosa che faresti diversamente nel tuo percorso oppure consideri fondamentale ogni passaggio, anche quelli più duri?
Rifarei tutto, perché ogni passaggio mi ha formato come persona e come insegnante.
10. Per chi legge e magari si avvicina ora al Jiu Jitsu: perché scegliere Tribe Jiu Jitsu Lecce e cosa troverà entrando nel tuo dojo?
Qui troverai una comunità vera, dove il Jiu Jitsu diventa un modo per stare meglio, sul tatami e fuori. Tribe Lecce è fatta di persone che condividono passione, rispetto e voglia di crescere insieme.

Sul tatami ci si allena duro, ma sempre con il sorriso.
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