Quali sono le principali differenze organizzative e tecniche tra BJJ e Grappling, e come pensate di integrarle?
Il BJJ e il Grappling presentano differenze significative in termini di regolamenti, sistemi di punteggio e circuiti agonistici. Anche dal punto di vista organizzativo, in Italia hanno seguito finora percorsi distinti, con promotori e strutture separate.
L’obiettivo non è uniformare, ma rispettare le identità tecniche e metterle a sistema. Questo significa creare regole chiare per chi si muove tra le due discipline, sviluppare percorsi di formazione per tecnici e arbitri e costruire un calendario che favorisca le sinergie senza annullare le autonomie.
Rispetto delle identità e percorsi comuni di crescita: questo è il cuore del progetto.
Quali criticità hanno penalizzato il Grappling in Italia e come intendete affrontarle?
Le criticità sono note: un calendario federale instabile, con un numero di eventi troppo ridotto per sostenere un’attività nazionale, la mancanza di un censimento reale delle società e degli atleti (in realtà molto più numerosi rispetto a quelli ufficialmente registrati) e l’assenza di percorsi solidi di tutela e formazione per tecnici e club.
Concretamente, si riparte dall’organizzazione degli eventi, dalla convocazione della Nazionale come segnale immediato e da un piano di coinvolgimento dei club. Sono inoltre in preparazione corsi e strumenti per i tecnici, non solo sul piano didattico ma anche su quello normativo e fiscale, perché oggi un allenatore deve saper tutelare sé stesso e la propria società.
L’obiettivo finale è costruire un calendario sostenibile che restituisca fiducia all’intero movimento.
Il Grappling sotto l’egida FIJLKAM e UIJJ porterà nuove opportunità?
Sì, senza dubbio. Significa accesso a risorse istituzionali come assicurazioni, protocolli antidoping, supporto medico-sanitario e la possibilità di partecipare a eventi internazionali ufficiali. Per le società vuol dire avere riferimenti chiari, formazione sugli aspetti amministrativi e di tutela legale, oltre a strumenti concreti per sviluppare settori giovanili e agonistici. Si tratta di un vero salto di qualità, che include anche una maggiore facilità di accesso agli eventi di entrambe le discipline.
Convocare subito la Nazionale per il Mondiale UWW in Serbia: che segnale è?
È un segnale forte, anche se non semplice da dare. Si sarebbe potuto rimandare per mancanza di condizioni ideali, ma sarebbe stato un messaggio di resa. Si è invece scelto di esserci, nonostante i tempi ristretti e le difficoltà di budget, perché era fondamentale non perdere un’importante occasione internazionale. È un atto di fiducia verso atleti e società: l’obiettivo è dimostrare che il Grappling è tornato al centro di un progetto serio.
Quale sarà il ruolo dei Direttori Tecnici e del Team Manager?
Andrea Lavaggi e Bernardo Serrini avranno la responsabilità tecnica: selezioni, programmazione e preparazione. Il Team Manager si occupa invece della parte gestionale: logistica, rapporti con la Federazione, iscrizioni, viaggi, nulla osta, supporto medico e disciplinare. In sintesi, i Direttori Tecnici stabiliscono “cosa” e “chi” sul piano tecnico, mentre il Team Manager garantisce che atleti e coach siano messi nelle migliori condizioni per esprimersi, dentro e fuori dal tappeto.
Come verranno gestiti i criteri di selezione?
Questa è probabilmente la parte più delicata. Per il Mondiale è stato necessario adottare criteri restrittivi, non potendo basarsi su un numero sufficiente di eventi rappresentativi nel Grappling. Per questo motivo, i parametri sono stati estesi includendo risultati ottenuti nel Campionato Italiano No-Gi, all’Ocean BJJ Pro e in competizioni internazionali.
Il solo Campionato Italiano non era sufficiente, a causa della partecipazione limitata.
Siamo consapevoli che questo ha escluso atleti meritevoli, e ce ne dispiace. Tuttavia, i limiti di tempo e budget non consentivano alternative. In futuro, i criteri saranno resi chiari e trasparenti, con un percorso di selezione più inclusivo e rappresentativo del reale livello degli atleti.
Quali opportunità concrete per società e coach che non avevano riferimenti solidi?
Sono in fase di sviluppo diverse iniziative: coinvolgimento dei club non censiti, stage regionali, corsi e webinar. Queste attività offriranno strumenti concreti non solo sul piano tecnico, ma anche su quello organizzativo. Il messaggio è chiaro: nessuna società sarà lasciata sola. Verrà costruito un percorso strutturato, accessibile e sostenibile.
Quali sono gli obiettivi a medio e lungo termine?
A medio termine, gli obiettivi sono: un calendario stabile, la formazione di tecnici qualificati e lo sviluppo dei settori giovanili. A lungo termine, si punta alla crescita numerica e qualitativa del movimento, a una maggiore partecipazione internazionale per atleti e coach e alla definizione di standard tecnici e regolamentari più elevati. Non si tratta di un’unificazione forzata, ma di una sinergia tra discipline per crescere insieme.
Un’ultima riflessione da Team Manager?
Il lavoro è stato avviato in tempi molto rapidi e in un contesto complesso. Si sarebbe potuto aspettare, ma si è scelto di partire subito. È una decisione che rappresenta un atto di responsabilità e fiducia. Resta il dispiacere per gli atleti rimasti esclusi, ma la priorità era non perdere un’occasione importante, dare un segnale di rilancio e iniziare a invertire la rotta.
Da ora in avanti, con più tempo e risorse, sarà possibile costruire un sistema più equo, trasparente e inclusivo.
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